Le migliori opere d’arte dell’uomo sono da sempre ritenute i simboli rappresentativi dei luoghi in cui risplendono. Il mondo è pieno di testimonianze culturale antiche, così, come il Colosseo e l’Acropoli, identificano rispettivamente le città di Roma e Atene; mentre la Tour Eiffel e il Big Ben, ci trasportano immediatamente a Parigi e Londra. Diversamente sono poche le opere eccezionali che hanno l’onore di rappresentare un Paese intero, come il grande e bellissimo Machu Picchu del Perù, la Grande Muraglia Cinese e sicuramente il Taj Mahal, la massina esposizione dell’arte musulmana in India.

Nonostante in India fossero giunte i primi saccheggiamenti islamiche un secolo dopo la morte di Maometto, doveva passare ancora molto tempo prima che i musulmani si colocassero definitavamente nella regione di Delhi (1206). Essi ebbero a lungo il controllo su questo territorio e sulle popolazioni autoctone, fino all’arrivo di una massa di guerrieri islamici, provenienti da nord, pose fine nel 1526 al loro potere.
Questi uomini che giungevano dalle pianure dell’Asia centrale, avevano origine mongola che, guidate da Attila e Gengis Khan, avevano seminato il terrore in Asia e Europa. Eppure, per uno scherzo del destino, il loro arrivo in India fu del tutto fortuito: il loro capo Babur, decise di iniziare questa impresa dopo aver fallito nell’intento di conquistare la leggendaria Samarcanda. Babur fu quindi il fondatore del potente impero Moghul. I successivi imperatori che gli sucedettore dedicarono i propri sforzi all’edificazione di monumenti nella capitale Agra, tra tutti loro a distinguersi per le opere che arrichì la città era Shah Jahan.

Titolo: Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 1983
Paese: India
Regione: Uttar Pradesh
Località: Agra
Condizioni: In uso
Costruzione: 1632
Uso: Mausoleo
Architetto: Ustad Ahmad Lahauri (dato non certo) 

I MOTIVI DELLA SCELTA
Patrimonio dell’Umanità dal 1983

Il Taj Mahal è un vero gioiello dell’architettura, del tutto rivestito in marmo bianco e decorato con pietrte dure e preziose, si erge al centro di una terrazza di arenaria rossa ed è considerato il più sontuoso e affascinante tra i monumenti funebri mai realizzati dall’uomo. E’ da ammirare anche l’attenta simmetria in base alla quale la disposizione di ogni elemento è studiata per dar vita a un complesso di straodinaria grazia.

IL TAJ MAHAL – IL MAUSOLEO DELL’AMORE ETERNO

Il Taj Mahal, che significa Palazzo della Corona, è il pù famoso dei monumenti fatti costruire dall’imperatore Shan Jahan (1627-1666), un magnifico edificio in marmo bianco intarsiato con motivi floreali di pietre dure multicolori. Progettato su richiesta dell’imperatore per conservare la memoria dell’amatissima Arjumand Banu Begum, conosciuta come Mumtaz Mahal (significa “la luce del palazzo”), deceduta nel 1631 dopo 17 anni di matrimonio, dando alla luce una bambina, il quattordicesimo figlio dell’imperatore.

I lavori vennero iniziati nel 1632, proseguirono ininterrottamente per 22 anni e richiesero il lavoro di 20.000 persone tra cui anche l’artista italiano Geromino Veroneo. Alla realizzazione del progetto vennero coinvolti le maestranze da Bagdad e da Shiraz, i due massimi esperti incisori del tempo per decorare le pareti con versetti del Corano; il turco Ismail Kahan Rumi venne incaricato della realizzazione dell’enorme cupola che sovrasta il mausoleo; i minareti furono costruiti sotto la direzione di un esperto di Samarcanda e perfino la realizzazione dei giardini fu affidata ad artisti e artigiani stranieri.

Malgrado queste informazioni dettagliate, rimane tutt’oggi sconosciuto il nome dell’architetto che progettò il Taj Mahal, visto che non esiste alcun documento dell’epoca che lo attesti: per alcuni il merito va a Ustad Ahmad Lahori, che già in precedenza aveva ricevuto l’incarico di disegnare dei monumenti per Shah Jahan; per altri il Taj  è opera di un gruppo di esperti coordinati personalmente dall’imperatore.
Ad ogni modo la struttura non può definirsi totalmente originale, dal momento che minareti e cupole simili si possono incontrare in varie città dell’Oriente. Un precedente significativo è la tomba del secondo imperatore moghul Humayun, costruita a Delhi più di un secolo prima, che potrebbe aver fatto da prototipo al mausoleo.

“Il Taj Mahal, una lacrima di marmo ferma sulla guancia del tempo”

IL MARMO – UN INNO ALL’ARMONIA

Il principale materiale impiegato nella costruzione del mausoleo fu il marmo bianco, trasportato su carri trainati da buoi, bufali, elefanti e cammelli dalle cave di Makrana, situate a più di 300 chilometri di distanza. Il complesso del Taj è inserito in un enorme giardino quadrato interamente cintato da un muro e fiancheggiato agli angoli da quattro padiglioni ottagonali. Il mausoleo sorge su una grande terrazza rettangolare di arenaria rossa situata all’estremità nord del recinto. Al centro, affiancata da due moschee gemelle, è posta una piattaforma di marmo delimitata ai quattro angoli da slanciati minareti alti 42 metri, realizzati per snellire l’insieme, ma privi di funzioni pratiche.

Il mausoleo si innalza splendidamente sulla piattaforma, coronato da un enorme cupola a forma di bulbo che si erge maestosamente nel cielo di Agra, ed è cirondata da quattro cupole più piccole. La pianta è quadrata, ma l’arrotondamento degli angoli conferiscono al perimetro un tracciato ottagonale. Il marmo bianco che ricopre i mattoni della struttura forma una straodinaria luminosità che varia di tonalità a seconda dell’ora e delle condizioni meteorologiche.
Finissimi intarsi di pietre dure ornano parti della facciata. Su ognuno dei quattro lati si apre un padiglione a forma di arco acuto, attraverso il quale si accede alla camera funeraria, in cui la luce filtra dalle finestre munite di inferriate creando una penombra in cui si intuiscono le fantastiche decorazioni delle pareti.

Le due tombre, ricoperte da splendidi motivi floreali, sono in realtà le copie di quelle vere, che si trovano nella cripta (Shah Jahan volle essere sepolto vicino alla’amata Mumtaz Mahal) e presentano un’ornamentazione così raffinata che ciascun frammento, pur misurando appena tre centrimetri, è composto da 60 singoli elementi tagliati con assoluta precisione.

L’entrata al recinto del Taj è costituita da un enorme padiglione rivestito in arenaria rossa e decorato con versetti del Corano, realizzati attraverso minute applicazioni di marmo nero alle pareti. I portali originali in agento vennero smontati e fusi dagli Jati (una fazione indù ribelle) nel 1764.
Varcato l’ingresso, si attraversano i giardini, ideati secondo uno schema di grande semplicità e basati anch’essi su un gioco di simmetrie; di grande effetto la fontana centrale, nelle cui acque si riflette la cupola del mausoleo.